SENTENZA FERNANDOSENTENZE COMMENTATE 7

La Sentenza n. 17352/2017 pubblicata il 13/07/2017 dalla Suprema Corte ha sostanzialmente affermato come il mutuo fondiario concesso per una somma eccedente l’80% del valore dei beni ipotecati sia nullo.

In sintesi la Corte ha ribadito come, nel caso in cui la banca ecceda il limite di finanziabilità prescritto dalla legge con riferimento alla categoria dei mutui fondiari, il mutuo sia nullo in quanto lesivo di un interesse dell’economia nazionale.

Dr. Ferdinando Linsalata

 

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IMM PIERA NEWSEMINARIO ASSOCTU ROMA 20 settembre 2017

Nonostante le sentenze contrarie, la questione della presenza di anatocismo negli ammortamenti di mutui “alla francese” risulta tutt’altro che archiviata. Sempre più energica e autorevole è infatti la riflessione intorno al tema, una riflessione che diventa presa di posizione e prende poi la forma di articoli, libri, convegni; un crescente proliferare di iniziative che vedono in prima fila non solo esperti e cultori di diritto civile ma anche attuari professionisti e accademici di matematica finanziaria. E un dato emerge su tutti: più si approfondisce lo studio più si conferma quello che per gli esperti e gli studiosi è già inconfutabile, ovvero che l’ammortamento alla francese produce anatocismo.

Come si spiega, allora, la divergenza esistente tra i cosiddetti addetti ai lavori, come ad esempio i giudici di merito, e gli esperti e studiosi della materia?

La causa di tale divergenza è da ricercare, almeno in parte, nella non adeguata distinzione tra il concetto di metodologia di ammortamento e quello di regime finanziario, in base alle cui leggi vengono effettuati i calcoli per la stesura dei piani di rimborso.

In matematica finanziaria esistono infatti due diversi procedimenti per determinare il montante M, vale a dire la somma tra il capitale iniziale C e l’interesse maturato I durante il periodo di tempo t intercorso tra il momento in cui il capitale viene prestato ed il momento in cui avviene la sua restituzione.

Questi due procedimenti sono:

  • La capitalizzazione semplice, in cui l’interesse non è fruttifero, perché è solo il capitale iniziale a fruttare;
  • La capitalizzazione composta, in cui l’interesse è fruttifero, perché alla fine di ogni sotto-periodo, questo si aggiunge al capitale iniziale e produce a sua volta un interesse nei periodi successivi: è il regime che genera l’anatocismo.

Nell’ammortamento francese la rata costante R viene determinata attraverso la formula matematica del regime della capitalizzazione composta che pone la condizione affinché la somma C mutuata sia uguale al valore attuale delle rate. Se si procedesse all’attualizzazione delle rate nel regime finanziario della capitalizzazione semplice, la rata (a parità delle altre condizioni) risulterebbe inferiore.

All’aumentare del frazionamento del rimborso, il costo del prestito cresce progressivamente e “l’ammortamento alla francese” genera un divario tra il tasso nominale pattuito in sede di stipula contrattuale ed il tasso effettivo che, oltre a non corrispondere a quanto dichiarato in atti potrebbe, in taluni casi, anche risultare superiore al tasso soglia usura (L.108/96).

Al seminario ASSOCTU del 20 settembre u.s., il prof. Antonio Annibali - ordinario di matematica finanziaria presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma - ha ancora una volta confermato, con il supporto autorevole dei suoi studi, l’esistenza dell’anatocismo nell’ammortamento alla francese.

A questo punto rimane da chiedersi: la matematica è un’opinione? Ci è stato insegnato fin da bambini che “la matematica NON è un’opinione”.

Fiduciosi attendiamo che tale principio venga applicato anche dagli “addetti ai lavori”.

 

Dr.ssa Piera De Magistris

 

 

SENTENZE C 6

SENTENZE COMMENTATE 6

Con la sentenza del 5 aprile 2017, n. 8806, la Cassazione civile ha pronunciato il seguente principio di diritto: “In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell'ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell'eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata all'operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l'erogazione.”

La Corte ha inoltre precisato che “la contestualità tra credito e assicurazione - quale espressione indicativa, e presuntiva, del «collegamento» tra questi elementi che è richiesto dal comma 5 dell'art. 644 - si pone, prima di ogni altra cosa, come manifestazione tipica di un'offerta sul mercato che si modella sull'articolazione di prodotti predisposti in modo unitario e preassemblati (ovvero «a pacchetto», per rendere il concetto in termini evocativi)”.

 

Dr. Roberto Rizzo

 

SENTENZE C 5SENTENZE COMMENTATE 5

La sentenza N. 21470 del 15/09/2017 statuisce che, nei finanziamenti erogati sotto la forma di apertura di credito in conto corrente, la pattuizione di un tasso extra fido (per sconfinamento) che superi il tasso soglia non comporterebbe la non debenza degli interessi convenzionali ex art. 1815 cod.civ., ove gli interessi convenzionali stessi, relativi dunque agli utilizzi che si collocano entro i limiti dell’accordato, non superino il tasso soglia al momento della pattuizione. 

Non possiamo fare a meno di dissentire dalla sentenza in questione; la stessa contrasta infatti anche con il recente e assimilabile principio statuito dalla sentenza n. 23192 del 4.10.2017 che stabilisce come non siano dovuti ex. art. 1815 cod. civ. gli interessi convenzionali relativi ad un mutuo quando gli interessi di mora relativi allo stesso siano pattuiti in misura eccedente il tasso soglia.

 

Dr. PIERLUIGI R. ANTENUCCI

Presidente Anlus

 

SENTENZE C 4SENTENZE COMMENTATE 4

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno enunciato con la sentenza n. 24675 del 19/10/2017 il seguente principio:

Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

 

Dr. PIERLUIGI R. ANTENUCCI 

Presidente Anlus

 

Diapositiva1SENTENZE COMMENTATE 3

Confermato con questa sentenza l’orientamento della Cassazione favorevole ai mutuatari: i mutui con pattuizione di interessi di mora superiori alla soglia usura sono gratuiti, nel senso che non sono dovuti gli interessi (neanche quelli corrispettivi) ex art 1815 cod. civ..


Dal testo della sentenza potrebbe sembrare che, per verificare il superamento del tasso soglia, gli interessi di mora debbano essere sommati al TAN; in realtà gli interessi di mora (rectius lo spread sul TAN) sono da sommare al TAN solo quando espressi e quantificati in contratto come differenziale da applicare al TAN. Qualora gli interessi di mora siano espressi contrattualmente come tasso a sé stante, non aggangiato ad altro tasso, tale sommatoria è e rimane improponibile.

Pubblichiamo di seguito il testo della sentenza:

 

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 13 luglio – 4 ottobre 2017, n. 23192
Presidente Scaldaferri – Relatore Ferro

Fatti di causa


Rilevato che:
1. Bancapulia s.p.a., che aveva domandato l’ammissione al passivo per un credito vantato in virtù di un contratto di mutuo fondiario del 3.8.2001, impugna il decreto Trib. Matera 19.5.2016, in R.G. 1667/2013, con cui è stata rigettata la sua opposizione allo stato passivo del fallimento (omissis) s.p.a.;
2. il tribunale, concordemente con quanto già affermato dal giudice delegato, ha ritenuto che la banca deve essere ammessa al passivo con riferimento alla sola sorte capitale, non potendo essere riconosciuti gli interessi moratori: come emerso dalla c.t.u., al momento della pattuizione il tasso degli interessi moratori era superiore al tasso soglia, vertendosi, così, in ipotesi di usura originaria (e non in quella di usura sopravvenuta come dedotto dalla banca) e, conseguentemente, ai sensi dell’art. 1815 c.c., la pattuizione del tasso di mora era considerata nulla e nessun interesse spettava;
3. con il ricorso si deduce in unico motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1815 c.c. e della l. 108/1996, in quanto il tribunale ha erroneamente rilevato che, al fine del superamento del tasso soglia, si deve valutare l’eventuale usurarietà originaria del tasso di mora e posto che, nel caso di affermata nullità degli interessi usurari moratori, detta nullità non potrebbe colpire gli interessi corrispettivi i quali non superino il tasso soglia.


Ragioni della decisione


Considerato che:
1. l’art. 1815, co. 2, c.c. stabilisce che “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e ai sensi dell’art. 1 d.l. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in l. 28 febbraio 2001, n. 24, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettiva tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore;
2. il ricorso è manifestamente infondato; come ha già avuto modo di statuire la giurisprudenza di legittimità “è noto che in tema di contratto di mutuo, l’art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori (Cass. 4 aprile 2003, n. 5324). Ha errato, allora, il tribunale nel ritenere in maniera apodittica che il tasso di soglia non fosse stato superato nella fattispecie concreta, solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del detto tasso” (Cass. ord. 5598/2017; con principio già affermato da Cass. 14899/2000).
Il ricorso è dunque infondato e va rigettato.


P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, co. 1-quater, d.P.R. 115/02, come modificato dalla l. 228/12, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del co. 1-bis dello stesso art. 13.

 

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